Dieselgate, accusato un ingegnere italiano: "ha creato il software per truccare le emissioni"

Si tratta di Giovanni Pamio, ex dirigente Audi, accusato di frode, cospirazione e violazione delle norme ambientali statunitensi

Emergono particolari davvero inaspettati in merito allo scandalo Dieselgate, che sta coinvolgendo ormai da qualche mese il Gruppo Volkswagen. Dopo l’ammissione delle responsabilità da parte dell’azienda tedesca negli Stati Uniti, in Italia è stata avviata una class action per far ottenere agli automobilisti danneggiati un risarcimento, anche se per ora la casa automobilistica sostiene di non avere commesso irregolarità. Per la prima volta viene però fuori il nome di chi avrebbe davvero generato il problema: si tratta di Giovanni Pamio, ingegnere italiano dell’Audi, che avrebbe creato il tanto famigerato software.

Dieselgate: spunta il nome di un italiano



Con il passare dei mesi vengono alla luce particolari sempre più rilevanti in merito allo scandalo Dieselgate,  a cui ormai da qualche mese Volkswagen deve fare fronte. Il gruppo tedesco negli Stati Uniti ha ammesso le proprie responsabilità e sta effettuando un’operazione di richiamo per le vetture danneggiate, mentre nel nostro continente le accuse sono state finora respinte.

Per la prima volta, però, emerge il nome di chi sarebbe il reale responsabile di una vicenda così grave, costata all’azienda più di 20 miliardi di dollari in multe e cause. Le autorità USA hanno infatti accusato Giovanni Pamio, ingegnere italiano 60enne ex dirigente Audi, che avrebbe ordinato di programmare i motori diesel di modo che potessero ingannare i test sulle emissioni.

Un quadro di accuse pesanti

Le accuse mosse nei suoi confronti sono frode, associazione a delinquere e violazione della normativa. In base alle ricostruzioni effettuate dalla Procura di Detroit che si sta occupando delle indagini, l’uomo era a capo dell’area termodinamica nel dipartimento di sviluppo dei motori diesel di Audi a Neckarsulm, in Germania, dove coordinava un team di ingegneri incaricato dei controlli sulle emissioni dal 2006 al 2015.

Secondo gli inquirenti sarebbe stato lui a guidare gli altri dipendenti della casa dei quattro anelli nella progettazione e implementazione del software che avrebbe truccato il livello delle emissioni. Al momento la portavoce del procuratore, Gina Balaya, ha preferito non rivelare se l’ingegnere sia ora stato arrestato.

Pamio non è comunque l’unico dipendente del gruppo ad essere finito sotto inchiesta. Un altro impiegato conoscerà infatti a breve l’esito della sentenza nel processo ai suoi danni, mentre un altro è sotto custodia cautelare negli Stati Uniti. Altri cinque sono invece di origine tedesca e conosceranno la loro sorte nel Paese di origine.

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