F1 story, gli Ascari e la maledizione del 26. Alberto e Antonio morti entrambi il 26 Chilometrando
22 Oct 2018 | Aggiornato alle 07:43

F1 story, gli Ascari e la maledizione del 26

I piloti italiani, accomunati da un incredibile talento, sono morti entrambi in incidente in pista il giorno 26 e entrambi a 36 anni

8 agosto 2018 08/08/2018

Che Alberto Ascari sia una leggenda delle corse e del motorsport italiano si sa già da moltissimi anni. Ma a molti è sconosciuto il fatto che anche il padre, Antonio, fu una leggenda delle corse.

Antonio Ascari a sinistra e il figlio Alberto a destra

Antonio Ascari corse infatti per l’Alfa Romeo e morì schiacciato da quest’ultima durante il Gran Premio di Montlhery in Francia il 26 Luglio. La morte di Antonio spinse poi un giovane Enzo Ferrari a lasciare le corse e a produrre automobili. La cosa incredibile che accomuna padre e figlio è poi il fatto di essere morti entrambi il 26 del mese, nella medesima maniera ed entrambi a 36 anni.

La foto del dopo incidente del 26 luglio 1925 in cui morì Antonio Ascari, nel circuito di Montlhéry, durante il Gran Premio di Francia

Il maledetto 26 e la superstizione di Ascari

Ascari era poi conosciuto per l’incredibile superstizione che lo accompagnava. Infatti difficilmente correva senza la sua maglietta e il suo casco (entrambi azzurri), se un gatto nero gli attraversava la strada o se doveva andare in pista il 26 del mese. Il pilota italiano avrebbe però dovuto dare ascolto alla sua superstizione. Era infatti il 26 maggio 1955 quando andò a Monza a trovare due amici che stavano testando la nuova Ferrari 750: Luigi Villoresi ed Eugenio Castellotti. Arrivato a Monza l’italiano chiese di fare qualche giro per testare la macchina, nonostante fosse il 26 del mese e non avesse dietro la propria attrezzatura. Attrezzatura che gli prestò proprio Castellotti. Il pilota della Lancia, finito di prepararsi, partì di gran carriera e incominciò ad inanellare giri sul circuito milanese. Arrivato alla terza tornata il pilota italiano si apprestò ad affrontare la curva del Vialone, una curva veloce a sinistra, e l’ultima cosa che si sentì fu il grido del motore e delle lamiere della rossa. Ascari morì senza un testimone e senza una spiegazione sull’incidente, in quella curva che gli verrà poi dedicata.

La Ferrari 750 dopo l’incidente (Foto:LaRepubblica)

Ascari con la morte alle calcagna

Il fattore superstizione diventa ancora più incredibile contando quanto successo al pilota italiano solo quattro giorni prima. Durante il Gran Premio di Montecarlo Ascari, con addosso la sua attrezzatura, era volato in acqua con la sua Lancia dopo l’uscita dal tunnel. I risultati di quell’incidente? Una frattura al naso e qualche escoriazione solamente.

Alberto Ascari (Foto:Repubblica.it)