24 Apr 2019 | Aggiornato alle 10:46

MotoGP, Sepang: Rossi cade ai -4 ad un passo dalla vittoria, Marquez ne approfitta

Al termine di una gara fantastica Valentino Rossi vede sfumare il suo sogno di vittoria ai -4: un successo "regalato" a Marc Marquez, che regola uno strepitoso Alex Rins e Johann Zarco

4 novembre 2018 04/11/2018

C’è un confine labile tra favola ed incubo. Un filo spinato, sottile e indelicato, pronto a spezzarsi per una circostanza o per errore. Chiamatelo un po’ come volete: disastro, peccato, hybris o sfortuna; qualsiasi cosa esso sia, si è sublimato in quel di Sepang. Perlomeno per il Valentino Rossi più eroico della sua carriera, un “vecchio” guerriero che rincorre la gioia perduta di un singolo trionfo come Don Chisciotte tra i piedi dei giganti. Vince Marc Marquez e la sua marziana abitudine, al 70esimo centro in carriera, che beneficia della caduta del Dottore a 4 giri dal termine. Ma il podio è anche di Alex Rins, sensazionale a condurre la Suzuki lì davanti e di Johann Zarco, che torna nella top 3 da Jerez.

Rossi, che partenza!

Scattato dalla casella numero due, Rossi piazza uno scatto dai blocchi bruciante. Si porta in testa infilando il poleman Zarco e non molla più la leadership. Alla curva 15 del primo giro Marquez perde un po’ l’anteriore, dietro di lui Andrea Iannone deve correggere la traiettoria per non tamponarlo ma alla fine perde il controllo della moto e finisce nella ghiaia. Valentino gestisce inizialmente la sua corsa, poi inizia a martellare un passo mostruoso, chiurgicamente fissato attorno al 2’00” basso. Resistono inizialmente solo Zarco e Marquez, poi soltanto quest’ultimo.

Un sogno a metà

A metà gara la cavalcata di Valentino sembra priva di rivali. Il fenomeno di Tavullia vola via tutto solo, come i bei tempi andati, accumulando fino a 1″4 di vantaggio sui diretti inseguitori. L’ombra del degrado della gomma — un terrore, considerando il drop assurdo occorso alla Yamaha in Thailandia — aleggia su di lui. Ma la guida del Dottore e il feedback, perlomeno visivo, della sua moto lasciano ben pensare: è la prima volta nel corso della stagione che la M1 non sbava, scoda poco, tiene salda la traiettoria in percorrenza di curva e, insomma, sembra avere le parvenze del solito, vero, storico desteriero di Valentino.

Amaro epilogo

Ma ci sbagliavamo: Marquez suona la carica e si lancia in un disperato tentativo di rimonta. La sua RC213V fa le bizze, deve rischiare per ritornare su Rossi. A 6 giri dalla bandiera a scacchi il suo ritardo era ancora di 0″9, al passaggio successivo il gap tra lui e Valentino si attesta sui sei decimi. La reazione composta di Rossi e le parole di Silvano Galbusera ai microfoni di Sky lasciano pensare che il numero 46 abbia ancora una cartuccia da sparare. E invece alla curva 1 del quartultimo giro Vale passa per la parte sporca della pista, perde aderenza e si stende al suolo.

Gli altri

Il Cabronçito ha la strada spianata per il nono successo stagionale. Dietro di lui ci mette il manico e il cuore uno splendido Alex Rins, in una gara tutta in rimonta. Il 22enne pilota spagnolo ha agguantato il secondo posto soltanto all’ultimo giro, dopo aver rimontato 2″ in appena quattro giri a Johann Zarco. Quarto posto per Maverick Vinales, critico e pigro alla partenza quanto concreto e veloce nel pieno della gara. In un weekend dove non è mai stato effettivamente in palla, finire ai piedi del podio è un risultato perfino inaspettato. Come inaspettata è la delusione delle Ducati, in grossissima difficoltà soprattutto da metà corsa in poi. Col coltello tra i denti Dovizioso si porta a casa un sesto posto che equivale alla seconda posizione mondiale matematica. Da segnalare, infine, i festeggiamenti di Hafiz Syharin, beniamino di casa partito dall’ultima posizione che ha tagliato la bandiera a scacchi in decima piazza. Tra il commosso e il divertito, ha festeggiato col suo pubblico neppure avesse vinto il titolo. Il titolo che, proprio quest’oggi, è finito tra le mani del torinese Pecco Bagnaia per quanto riguarda la classe Moto2.