Lavorare a contatto con le auto rappresenta da sempre uno dei sogni nel cassetto per qualsiasi appassionato d’automobili, petrolhead, di tutta Italia e di tutto il mondo. Una professione quella del tester/collaudatore automotive che però ha sempre richiesto varie capacità e, come ne parleremo tra poco, presenta pochissime strade per entrare a farne parte.

Studi in ingegneria meccanica

La prima delle vie praticabili per diventare collaudatore, nonché sulla carta la più semplice, è sicuramente quella di intraprendere il giusto percorso di studi all’università. La laurea triennale in ingegneria meccanica si rivela essere quella più pertinente al lavoro in questione, con la facoltà di espandere successivamente il proprio bagaglio di conoscenze attraverso una laurea magistrale o un master (più costoso).

Lo scopo di questo percorso di studi è dotarsi delle conoscenze specifiche relative alle dinamiche del veicolo, comprendendo quindi motore, sospensioni, cambio e via discorrendo le altri parti del veicolo. Se come anticipato si continua il percorso di studi si possono trovare lauree magistrali in università di assoluto prestigio e dedicate al mondo dell’automotive, tra cui la recentissima MUNER (Motorvehicle University of Emilia-Romagna) nata nella Motor Valley e da cui case come Ferrari, Lamborghini e Dallara “pescano” i futuri talenti.

Il logo della MUNER (Foto: ipresslive.it)

Corsi di guida specializzati

La seconda via percorribile, preferibilmente se con la sopracitata laurea triennale, sono i corsi di guida creati appositamente per formare collaudatori. In Italia ne esistono molti e di vario genere, ma sfortunatamente sono tutti a pagamento. Tra i vari corsi presenti l’ultimo arrivato è la Drive Experience, esperienza nata dallo sforzo dello youtuber Davide Cironi e dello storico collaudatore italiano Loris Bicocchi (ex Lamborghini e Pagani). Questo percorso di insegnamenti è aperto a tutti, e con un costo inferiore alla media, fornisce le nozioni base per entrare nel mondo dei tester attraverso la didattica in aula e prove pratiche in pista. In caso poi di talenti in erba, i due organizzatori gli segnaleranno a varie case automobilistiche per un posto nel loro organico.

Una della auto utilizzata durante la Drive Experience (Foto: Drive Experience)

Avere un passato o essere un pilota

L’ultima delle vie è quella che forse in molti danno per scontato, cioè essere stati o essere tutt’ora un pilota. Le case automobilistiche infatti, sopratutto quelle con ambizioni sportive, tendono a rivolgersi a piloti professionisti in quanto già posseggono tutte le capacità necessarie al migliorare le performance di un veicolo. Ciò non toglie però che un driver professionista abbia capacità di sviluppo di un veicolo migliori rispetto ad una persona normale.