Volkswagen scalza Toyota nelle vendite globali

Non è bastata la triste, annosa e scandalosa vicenda di Dieselgate per indurre il popolo dell’automobile a svilire il trend positivo della Volkswagen, che da qualche anno a questa parte macina vendite su vendite. Ma a questo giro di boa le vicissitudini della casa di Wolfsburg sembravano potessero essere troppo pesanti per confermare la crescita. E invece no, anzi. Per l’anno 2016 la Toyota perde lo status di prima casa automobilistica al mondo per vendite, cedendo il passo proprio alla casa tedesca: il colosso nipponico non veniva scalzato da oltre quattro anni.

La dinamica degli affari

Dati alla mano, i registri di Nagoya segnano una quota di 10.175 milioni di auto vendute in tutto il mondo, includendo i marchi satellite Daihatsu e Hino, secondo un tasso di crescita dello 0.2% rispetto al 2015.

La Volkswagen, come già svelato, ha però fatto meglio: 10.312 milioni di veicoli venduti in tutti e dodici i mesi del 2016. In verità la previsioni di mercato lo avevano previsto, nonstante la variabile derivata dai problemi d’immagine dei recenti scandali. Volkswagen ha potuto gioire di un rialzo netto sul mercato cinese, il primo al mondo; di riflesso Toyota ha rallentato gli affari nel crocevia commerciale degli Stati Uniti, pure bacino estremamente redditizio.

Una strategia in anticipo sui tempi

 

Il brand tedesco ha quindi anticipato di ben due anni il piano finanziario originario che avrebbe dovuto condurlo sulla cima del mondo entro il 2018. Per l’anno in corso le strategie di vendita della Toyota stimano un monte complessivo di 10.2 milioni di unità commerciate, nell’ipotesi di confermare per il quarto anno di fila il muro dei dieci milioni. A decrescere, per quel che concerne l’azienda nipponica, è il tasso di esportazioni, in calo del 2.4% a fronte di una produzione diminuita, negli stabilimenti esclusivamente giapponesi, dello 0.7% con 3.166.338 veicoli.

Curioso pensare che tra la Toyota, nata nel 1933, e la Volkswagen, concepita nel 1937, vi siano esattamente quattro anni di differenza. Salto generazionale?

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