rinaldo dindo capello

Rispettare il limite di velocità è fondamentale non solo per non incorrere in sanzioni, ma anche per evitare di correre rischi e causare pericoli agli automobilisti che si incontrano sulla propria strada. A volte, però, può bastare una piccola distrazione per finire per premere troppo il pedale dell’acceleratore con conseguenze non del tutto positive. È il caso di Rinaldo ‘Dindo’ Capello, pilota che in carriera ha conquistato per ben 3 volte la 24 ore di Le Mans: l’uomo è stato multato per eccesso di velocità e ha subito il ritiro della patente, ma ritiene di avere subito un’ingiustizia e ha presentato ricorso.

Ritiro della patente per Rinaldo “Dindo” Capello

“Dindo” Capello si è fatto conoscere dagli appassionati di motori per la passione per la velocità, caratteristica che gli ha permesso di vincere in tre occasioni la 24 Ore di Le Mans. Dell’uomo, oggi 55 anni e titolare di una concessionaria di automobili ad Alessandria ma ancora attivo in diverse manifestazioni del settore, si è parlato parecchio negli ultimi giorni per aver subìto il ritiro della patente.

L’episodio risale a qualche giorno fa quando è stato fermato per eccesso di velocità da una pattuglia che utilizzava il telelaser mentre si trovava al volante della sua Audi Q8 RS  lungo la tangenziale che collega Aqui Terme ad Alessandria, in Piemonte. La sanzione è scattata immediatamente: multa e ritiro della patente. Lui però non ci sta e ha deciso di presentare ricorso: l’udienza presso il giudice di pace del Tribunale di Alessandria è stata fissata per il prossimo 21 novembre.

I motivi del ricorso

Capello è convinto che la sanzione inflitta nei suoi confronti non sia del tutto corretta. Il pilota ha infatti deciso di rendere noto l’accaduto attraverso un  organizzato da Globoconsumatori, che si è tenuto a Palazzo Monferrato di Alessandria.

“Dindo” ha così deciso di farsi appoggiare proprio dall’associazione per ottenere l’annullamento della decisione. Mario Gatto della Globoconsumatori ha fatto sapere a La Stampa: “Parrebbe che lo strumento utilizzato dalla polstrada sia privo di regolare omologazione, sancita da un decreto ministeriale. Da non confondersi  con l’approvazione che viene invece rilasciata da una semplice determina dirigenziale di un  funzionario del ministero dei Trasporti” .

Le irregolarità, a detta di Capello e della sua difesa, non sarebbero finite qui. Nel tratto incriminato, infatti, sarebbe stata “parzialmente assente la cartellonistica di preavviso della velocità controllata“.

 

Foto in alto: Facebook Dindo Capello