tagli agli stipendi e cassa integrazione per la f1

In Formula Uno, dove non ci sono ancora certezze sulla partenza della stagione, c’è chi ha voluto fare un gesto concreto per contenere i costi: parte dello staff di Liberty Media, oltre a scuderie importanti come Williams e Racing Point hanno deciso di sospendere alcuni dipendenti e tagliare gli stipendi ai piloti.

La decisione di Liberty Media

Siamo abituati a conoscere il mondo della Formula Uno come un ambiente patinato in cui circolano facilmente milioni di euro.

In un periodo difficile come quello che stiamo vivendo anche il Circus non può non risentirne e così Liberty Media ha messo circa metà del personale in “furlough”, una misura che può essere considerata equivalente alla nostra “cassa integrazione“, che copre fino a 2500 sterline al mese.

La decisione riguarda anche i piani più alti: i manager, infatti, hanno accettato di ridurre il proprio stipendio del 20%. Anche il CEO Chase Carey non ha voluto sottrarsi alla necessità di correre ai ripari e risparmiare procedendo a una decurtazione ancora più elevata, pur senza precisarne l’entità.

Una mossa di questo tipo si è rivelata comunque inevitabile. Infatti, la stagione 2020 non è ancora partita e non si sa quando partirà, ma in base agli accordi in atto devono essere ancora versati alle scuderie i premi guadagnati lo scorso anno. Da non trascurare anche una spesa superiore ai 300 milioni di euro per i costi di gestione.

La crisi colpisce anche le Scuderie

L‘emergenza sanitaria che ha ormai coinvolto ogni parte del mondo non ha portato solo alla more di moltissime persone e alla consapevolezza di non sapere ancora quando questo finirà, ma anche a un quadro economico difficoltoso per molte famiglie. Essere costretti a restare in casa, infatti, impedisce a molti di portare avanti la propria attività lavorativa. Ma oltre a non avere certezze su una possibile ripresa, non si sa in quali condizioni ci si ritroverà non appena questa sarà possibile.

Il mondo della Formula Uno ha comunque deciso di non stare a guardare. La prima a muoversi è stata la McLaren, che ha deciso di optare per il congedo forzato per una parte degli oltre 900 dipendenti, mentre altri saranno costretti alla cassa integrazione o a una riduzione. Non sono rimasti a guardare nemmeno i piloti Carlos Sainz e Lando Norris, che hanno accettato di tagliare i propri ingaggi. Il Regno Unito è uno dei Paesi che al momento si trova in maggiore sofferenza e questo ha così portato anche la Wlliams e la Racing Point a portare avanti una strategia simile a quella della scuderia di Woking.

Un importante gesto di solidarietà

La Williams, attraverso un comunicato ufficiale, ha così fatto sapere di essere pronta a lasciare a casa la maggior parte dei suoi dipendenti almeno fino alla metà di maggio. Gli unici che proseguiranno a lavorare saranno i membri del personale con la maggiore anzianità aziendale, i top manager e i piloti. Ma non è finita qui: a partire dal mese di aprile lo stipendio subirà una riduzione pari al 20%.

Non è stata una decisione presa a cuor leggero – recita il comunicato emesso ieri dal team fondato da Frank Williams e ora gestito dalla figlia Claire, team principal della scuderia di F1 e dall’a.d. Mike O’Driscoll – ma una scelta necessaria per garantire il posto di lavoro a tutti e la certezza della piena ripresa dell’attività appena la situazione generale lo consentirà

Una decisione simile è stata presa anche in casa Racing Point, che ha messo in cassa integrazione parte del personale che però sarà interamente pagato. Non è escluso comunque che anche altre scuderie possano muoversi nella stessa direzione in caso di ulteriore rinvio della partenza della stagione.

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