Con 16 titoli costruttori e 15 mondiali piloti, al momento la Ferrari è la scuderia più vincente della Formula Uno. Anche se, nel senso comune, la percezione di questi numeri ci sembra legata ad un mito lontano e poi divenuto stereotipo, è giusto sottolineare che la casa di Maranello ha costruito la sua fama e la sua leggenda proprio sull’onda di questi successi.

Ad oggi Ferrari è sinonimo di passione, velocità, sogno, tecnologia.

Essa rappresenta un simbolo universale: dall’Australia all’Europa, dalle Americhe all’Asia, non occorre essere addetti al settore per riconoscere ed essere suggestionati dal Cavallino Rampante. Molto più che qualunque altro brand di settore automotive.

Al termine di questa stagione di Formula Uno saranno ben 70 le annate di corsa che verranno annoverate negli annali. E il debutto della Rossa nella massima categoria avvenno proprio nel 1950, precisamente durante il Gran Premio di Monaco, dove giunse seconda grazie alla guida di Alberto Ascari.

In quest’articolo ripercorriamo la storia di Ferrari e della F1, raggruppando tutti i piloti che sono riusciti ad ottenere l’iride a bordo di una monoposto di Maranello!

Il primo non si dimentica mai

La Ferrari riuscì ad ottenere il titolo mondiale già nel corso della terza stagione di Formula Uno, corsa nell’anno 1952. Nel primo biennio si era imposto Juan Manuel Fangio su Alfa Romeo, che però fu ostacolato dal milanese Alberto Ascari su Ferrari 500 F2. Complice il ritiro di Alfa e Fangio nel 52, Ascari vinse facilmente il campionato di quell’anno, bissando il successo nella stagione successiva. La grande prestazione nel GP di Germania fece guadagnare ad Ascari il titolo di Maestro del Nürburgring.

Un caso particolare

Fangio era stato l’indiscusso mattatore dei primi anni di Formula Uno, prima di abbandonare temporaneamente il Circus. Nel 1956, tuttavia, la Ferrari acquistò la Lancia D50 dal patron Gianni Lancia per competere ai massimi livelli, inducendo il pilota sudamericano a ritornare nella massima serie. L’abilità del portento argentino e una monoposto concettualmente all’avanguardia permisero al Cavallino di fregiarsi del terzo iride. Si tratta di un “caso particolare” anche perchè, fino a quel punto, Fangio era considerato un rivale della Ferrari avendo battagliato per più stagioni con il pupillo Ascari, il quale però aveva perso tragicamente la vita nel 1955 a seguito di un incidente durante dei test a Monza.

Uno ma buono

Sono cinque i piloti che, anche solo per una singola stagione, hanno potuto vestire l’alloro in tuta rossa. Anzitutto Mike Hawtorne, nel 1958, seguito da Phil Ill nel 1961. Hawtorne ed Hill condividono un curioso record: sono ambedue i campioni del mondo con il minor numero di vittorie all’attivo, precisamente 3. Occorre considerare che a quei tempi il calendario fosse comunque molto più corto. A quota un titolo si fermano anche John Surtees, unico individuo ad aver vinto anche campionati nel motomondiale, il sudafricano Jody Sheckter e, infine, l’iceman Kimi Raikkonen, che nel 2007 conquistò quel che è oggi l’ultimo mondiale Ferrari.

Credits: Pagina Facebook Scuderia Ferrari. Raikkonen trionfa ad Austin

Parentesi Lauda

A metà degli anni 70 nacque la Ferrari ingaggiò Niki Lauda. Fu un sodalizio relativamente breve seppur intenso e molto proficuo tanto per il fenomeno austriaco che per la Scuderia. Lauda primeggiò nella classifica piloti nel 1975 e nel 1977. Nonostante il terribile rogo del Nürburgring del 76, nel quale rimase sfigurato e rischiò di perdere la vita, Lauda giunse secondo ad una manciata di punti da quel che sarebbe stato il terzo titolo rosso. Dal 1975 al 1977, tuttavia, Ferrari vinse sempre il titolo costruttori.

Lauda Ferrari

Niki Lauda al volante della Ferrari 312T (Foto: Wikipedia)

L’impero di Schumi

Dall’anno di Sheckter, 1979, Maranello rimase a secco di titoli piloti per molto, troppo tempo. Nel 1982 e nel 1983 la Scuderia ottenne il mondiale costruttori, ma non era lo stesso. Nel 1996 Michael Schumacher approdò in rosso. L’anno successivo era già in lizza per il titolo, piegato soltanto da un infortunio alla gamba. Il 2000, invece, segnò l’apertura del dominio rosso: con Jean Todt al muretto e Ross Brawn come direttore tecnico, Schumacher e Ferrari inaugurarono quel che ancora oggi è la serie più fitta e solida di record e successi. Cinque mondiali consecutivi, tante vittorie e un periodo che può esser considerato davvero l’epoca d’oro del Cavallino.

Schumacher Todt

Michael Schumacher e Jean Todt festeggiano una vittoria ai tempi della Ferrari (Foto: Flickr)

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