Pilota. Voce maschile singolare, ma anche indiscriminatamente femminile senza parecchi giri. Termine dall’etimo incerto, probabilmente legato alla parola “piede” oppure a “timone“: nel linguaggio marino del passato, dice la Treccani, colui che dirigeva la manovra delle navi pur non avendone il comando. Nel linguaggio del presente, soprattutto se accostato alla Formula Uno, la parola indica individui matti, singolari, talvolta con molti problemi sociali e relazionali, tendenzialmente icone di stile e di carisma.

Per natura e non per scelta.

Che razza d’uomo sia un pilota di F1 non lo si può descrivere nei margini dei paragrafi che seguono. Si tratta di una definizione, ammesso ci sia, evocata da una sensazione che si acquisisce solo con la passione, solo seguendo, sudando e vivendo nel Circus. Il miglior modo per raccontare la fisionomia e il senso del pilota è probabilmente quello di presentarne i suoi migliori esemplari.

Ebbene 79 anni di competizioni potranno sembrare tanti ma, nonostante cambino radicalmente monoposto, circuiti e regolamenti, i protagonisti della massima serie automobilistica sembrano come cristallizzarsi non soltanto in quello che è un olimpo sportivo ma che tracima sostanzialmente in pura sostanza di cultura popolare.

Vediamo, allora, quali sono (nell’eterno presente) i più grandi piloti di Formula Uno.

Juan Manuel Fangio

Quando si correva in missili di latta e ruote secche, quando la macchina s’intraversava per tagliar le curve e non per errore, quando i caschi erano di pelle e la vita, purtorppo, più veloce di un tempo sul giro, quando la Formula Uno nacque, nacque con Juan Manuel Fangio. Argentino di Balcarce, classe 1911, prese parte ad un totale di 51 Gran Premi, di cui 24 vinti e 11 conclusi a podio. Nel corso della sua carriera ottenne 29 pole position, dato che ancor oggi lo dota di un record sensazionale: in più della metà dei suoi GP, Fangio è partito davanti a tutti. Si laureò campione del mondo in ben cinque occasioni, nel 1951 con Alfa Romeo, nel 54 e 55 con Daimler Benz, nel 56 con Ferrari e nel 57 con Maserati. Fuori dalla F1 vinse inoltre la Carrera Panamericana, la 12 ore di Sebring e si piazzò più volte alla Mille Miglia.

Fernando Alonso

Prima di Fernando Alonso in Spagna c’era poco o nullo interesse per la F1, nonostante la penisola iberica sia tradizionalmente una patria di motori. Campione del mondo con Renault nel 2005 e nel 2006, Nando ha messo fine al dominio incontrastato di Schumacher e Ferrari. In seguito ha condotto le monoposto di tutti i team principali, da McLaren a Ferrari, esprimendosi sempre ai massimi livelli anche quando il corredo tecnico delle scuderie non gli permettevano molta qualità. Per questa ragione è ad oggi considerato uno dei piloti migliori del Circus in quanto a talento ed abilità.

Gilles Villeneuve

Diciamolo subito: Gilles Villeneuve non ha mai vinto un campionato del mondo. Questa cosa non sembra minimamente intaccare la santità agonistica di Gilles. Uno che non molla, uno che vince in periodi difficili, a modo suo, a un modo tutto suo. Uno di cui è ed era veramente difficile innamorarsi. Ha disputato 68 GP, ne ha vinti 6, correndo per McLaren e soprattutto per Ferrari. Perse tragicamente la vita nella qualifiche del GP del Belgio del 1982, ma si è consegnato alla memoria immortale degli appassionati con il suo carattere brillante e il suo talento cristallino.

Sebastian Vettel

Quattro volte campione del mondo, tutte con Red Bull. Sebastian Vettel è sicuramente uno che non passerà inosservato agli occhi della storia. Prima di esser scalzato da Verstappen, è stato per molto tempo il pilota più giovane ad aver vinto un GP in Formula Uno. Ha all’attivo ancora molti record: è il secondo nella classifica di sempre per punti conquistati, primo nel numero di GP consecutivi vinti (quota 9) e maggior numero di pole position ottenute nel corso di una stagione (13). Essendo ancora nel pieno della sua carriera, quello di Vettel è un palmares che può ancora crescere oltre i 52 GP.

Nigel Mansell

Il Leone d’Inghilterra, nonché il baffo più famoso del Circus. Nigel Mansell ha cuore, talento e abilità. Mattatore della Formula Uno negli anni Ottanta e nei primi Novanta, Nigel conserva un posto speciale nel cuore degli appassionati, essendosi sempre trovato a combattere con qualcuno e, per questa ragione, nobilitando le sue vittorie. Indimenticabile la sua stagione 1992, con la quale ottenne l’iride a bordo di una fenomenale quanto iconica Williams FW14B.

Alain Prost

Soprannominato Il professore per la sua abilità analitica e il modo freddo, razionale e chiurgico di correre, Alain Prost è uno dei mostri sacri del motorsport. È stato il primo a praticare un sistematico approccio alla gestione di pneumatici e freni, che tendenzialmente risparmiava ad inizio gara per poi manovrare una vettura più performante negli ultimi giri: era particolarmente abile sul giro lanciato, come dimostrano le sue 33 pole position. Ha conquistato quattro mondiali, nel 1985, 1986, 1989 e 1993, a fronte della storica rivalità con Ayrton Senna, considerata da molti la più bella nell’ambito della Formula Uno.

Lewis Hamilton

Fenomeno dei nostri tempi, primo eroe del Circus considerabile un nativo digitale. In pista ha costruito la sua fama con la Mercedes, a cui è legato da quando aveva 13 anni, mentre al di fuori cura la propria immagine attraverso un uso intensivo dei social e continue frequentazioni nello star system. Ma Lewis Hamilton è davvero un talento singolare. Mostruoso nel gestire gomme usurate e sicuramente il miglior interprete del giro lanciato dall’avvento dell’era ibrida. Ha staccato Micheal Schumacher nel numero di pole ottenute in carriera e lo tallona da vicino nella quota di GP vinti. È “solo” a cinque mondiali vinti: dove possa arrivare, solo lui sa.

Niki Lauda

Venuto da poco a mancare, Niki Lauda rappresenta un’anomalia perfino per un gruppo di gente anomala come i piloti. Scampato miracolosamente al rogo del Nurburgring nel 1976, Niki non solo tornò in pista ma fu capace di ottenere anche altre due titoli iridati, l’ultimo dei quali nel 1984 dopo essersi ritirato per un paio di stagioni. Schietto, cinico, sempre caustico e mai banale: Lauda è stato un pilota eccezionale e mentore di un gran numero di generazioni presenti. Semplicemente Il computer.

Ayrton Senna

Un mito intramontabile andatosene troppo in fretta. Ayrton Senna è sportivamente considerato il pilota che meglio sia riuscito, nel corso della sua carriera, a travalicare i limiti tecnici della monoposto. Il numero uno indiscusso, diciamo così, se nella F1 ci fosse una classifica pound-to-pound alla maniera della boxe ma con i valori tecnici delle vetture al posto del peso. Personalità dal carisma suggestivo, ha regalato al motorsport perle di rara spettacolarità che evocano la pelle d’oca anche a decenni di distanza. È stato tre volte campione del mondo, ma parlare dei suoi numeri è un po’ come guardare il dito del saggio che indica la Luna. Immenso.

Michael Schumacher

Semplicemente il Kaiser. Il più vincente, il più superbo, il più: Michael Schumacher. 308 GP disputati, 91 vittorie, 155 podi, 68 pole e 77 giri veloci. La maggior parte con Ferrari, così come i 7 mondiali vinti: 1994, 1995, 2000, 2001, 2002, 2003 e 2004. In ogni parte del globo il suo nome è associato alla guida e alla velocità, sarebbe sufficiente questo per capire la portata e la suggestione di Schumi. Eppure il Kaiser, per chi se n’intende di F1, è al pari di Senna un individuo dotato di una forza quasi divina. C’è Maradona per il calcio, Alì per la boxe, Valentino per le moto e Schumacher per la Formula Uno. E per qualche decennio, magari anche lustro, sarà sempre così.

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