Lewis Hamilton vince il Gran Premio d’Ungheria. E lo fa con classe, regolando Max Verstappen negli ultimi giri, dopo che questi aveva amministrato la leadership dall’inizio. L’inglese ha sfruttato al meglio l’intuizione del suo muretto, che l’ha improvvisamente richiamato ai box per una seconda volta a tre quarti di gara. Con gomme nuove e piede caldo, Lewis ha innescato un ritmo impressionante, tale da colmare il distacco maturato con il secondo pit stop e superare il rivale ad appena tre giri dal termine.

Completa il podio Sebastian Vettel, che supera un buon Leclerc nella penultima tornata.

Verstappen non sbaglia, Bottas KO

Buono lo spunto del poleman Verstappen al via, dopo le pessime esperienze dei GP precedenti. Le due Mercedes sgomitano, Hamilton s’impone e Valtteri Bottas tracolla: ne approfitta un abilissimo Leclerc, che guizza dall’esterno e guadagna la posizione. Nel sorpasso sfiora il muso della Freccia Argento del finlandese, che danneggia l’ala e rallenta vistosamente fino ad esser inghiottito dal plotone. Si fermerà poco dopo per sostiture l’anteriore.

Un testa a testa

Sin dalle prime tornate è chiara l’antifona: sarà un affare tra Verstappen ed Hamilton, che prendono il largo dinnanzi una Ferrari impotente: le rosse subiscono anche un secondo di ritardo al giro. La lotteria dei pit stop non modifica le posizioni di punta, regalandoci uno spettacolo altalenante: Verstappen molla un po’, Hamilton reagisce, Max riallunga, Lewis si desta. E poi da capo e così ancora. Ma le temperature sulla pista si alzano lentamente, il sole batte sull’Hungaroring e, in un mezzogiorno di fuoco attraversato da un singolare stallo alla messicana, il tattico della Mercedes, James Allison, rompe il teso equilibrio creatosi.

La svolta di Allison

Al giro 50 il muretto della scuderia tedesca si gioca tutto, richiamando Hamilton ai box per virare su di una strategia a due soste. Il pilota vorrebbe montare la mescola morbida, il team lo equipaggia invece con un treno di medie. The Hammer borbotta un po’ ma poi ci dà sotto, infilando un ritmo impressionante. A quel punto la Red Bull non può effettuare la sosta con Verstappen, avendo perso il momento giusto — in realtà Max aveva chiesto al team radio di effettuare la sosta qualora Hamilton fosse entrato, ma i tecnici non l’hanno ascoltato — e deve solo sperare in errori altrui. Errori che, manco a dirlo, non si manifestano: Hamilton vola, raggiunge Verstappen al giro 66 e alla tornata successiva se ne disfa con una staccata imperiosa, agguantando la vittoria sicuramente più bella e sofferta dell’anno.

Una soddisfazione per Vettel

Nell’ultima fase di corsa è emersa anche l’esperienza di Sebastian Vettel. Le ostiche condizioni di gara, parlando in termini di usura gomme, hanno richiesto ai piloti la massima perizia nella gestione dei pneumatici. E Seb, maestro della pratica, è giunto agli sgoccioli del GP con una monoposto più performante di quella di Leclerc, che invece accusava un fortissimo degrado delle gomme. Questo il motivo per cui Seb, senza apparenti difficoltà, è riuscito a superare il compagno di scuderia e a salire sul podio.

E mentre dal fine gara, con l’ennesima delusione Bottas, trapelano sempre più forti e concrete voci dell’arrivo di Esteban Ocon al suo posto per la prossima stagione, occorre segnalare l’ottima prestazione di Kimi Raikkonen, che piazza la sua Alfa in settima posizione. Il migliore del midfield è però ancora Carlos Sainz, quinto con la McLaren e capace di tener dietro Pierre Gasly su Red Bull. Sfortunato invece Lando Norris, penalizzato da un lunghissimo pit stop nonostante una buona partenza, in cui ha addirittura cercato di attaccare Vettel.

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