Sette volte campione della massima serie automobilistica, uomo dei record. Leggenda. Mito. Altro? Michael Schumacher è un po’ romantico. Quel sorriso sornione contornato da una faccia squadrata, la barba sempre fatta e quegli occhi intensi. Michael Schumacher è un po’ romantico e non necessita introduzioni, elaborazioni, crismi. Un’esistenza che sfida la fisica e la storia. Il più vincente di sempre in uno sport fugace e sottile come il centesimo a giro che separa il campione dall’oblio.

Michael Schumacher è un po’ romantico anche perché, vuoi il caso, vuoi l’abilità, vuoi un dono divino, più pioveva e più vinceva. Come quegli eroi mitologici che emergono nel caos. Attorno alla sua figura gravita un che di intoccabile: per qualche strana ragione Michael Schumacher non può essere antipatico a nessuno, nemmeno al suo acerrimo rivale di turno, vedi Hakkinen, vedi Alonso.

La storia della sua vita prende piede da Hürth, cittadina della Vestfalia di neppure 60mila anime.

E da Kerpen, paese poco più distante in cui papà Rolf gestiva un kartodromo. A sei anni un’imprenditore locale nota il piccolo Michael, lo sponsorizza. Nel giro di quindici anni Michael diventa quello che è.

L’impresa è stata ardua, ma ecco dieci fondamentali tappe di consacrazione: ecco la top ten delle vittorie più indimenticabili di Michael Schumacher.

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10. San Marino 1994

Se la borsa ha avuto i suoi lunedì neri, la formula uno ha un weekend nero. Ed è quello relativo al Gran Premio di San Marino del 1994: Roland Ratzenberger morì il sabato, Ayrton Senna la domenica. Eppure a quel GP, secondo appuntamento stagionale, Michael Schumacher si presentava a punteggio pieno. E non tradisce le aspettative, conquistando un trionfo in quel di Imola. Sarà il suo primo successo iridato.

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9. Spagna 1996

Prima di diventare Schumacher, Michael è stato anche un po’ visto con antipatia. Appena approdato alla Ferrari i suoi modi austeri, freddi, teutonici, suscitavano scetticismo tanto nel motorom quanto tra gli appassionati. Ma non ci metterà molto affinché quegli occhi di ghiaccio e quel mento squadrato conquistassero ferraristi e non solo: Gp di Spagna, Barcellona. Una pioggia battente ed una monoposto, la F310, abbastanza deludente in fatto di performance. Eppure Michael vola, i suoi avversari impietriscono dinnanzi a cotanto genio. È il primo successo in rosso, il primo bacio di una storia d’amore senza fine.

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8. Monaco 1997

Quinta tappa del mondiale. Come già accaduto l’anno prima, piove. E a dire “piove” è un eufemismo. Un nubifragio vero e proprio si scaglia sul circuito: la classifica generale piloti è un testa a testa tra Schumi e Jacques Villeneuve, figlio di un certo Gilles. Villenueve però è costretto al ritiro per un guasto al cambio e Michael, vincendo la gara, lo sorpassa in classifica portandosi a +4 dal diretto rivale. Non mollerà mai più la vetta quell’anno.

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7. Belgio 1992

Era la seconda stagione di Michael. Dopo il debutto in Jordan, Schumi correva per la scuderia Benetton. E sulla pista notoriamente ritenuta la università della formula uno, con un dislivello impegnativo e curve cieche particolarmente complesse, il Kaiser dà lustro delle sue abilità. Per la prima volta. E per la prima volta Michael taglia per primo il traguardo in compagnia di un’amica speciale, sempre presente negli appuntamenti importanti: la pioggia incessante.

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6. Italia 1998

C’è questa strana magia a Monza. Tedeschi, inglesi, adesso perfino indiani, hanno da confrontarsi con uno spirito rampante che ti piomba dritto al cuore. È davvero difficile non essere ferraristi a Monza. E quando sei un pilota del Cavallino, ti ritrovi con una, due, tre marce in più. Con già due stagioni sul groppone, Michael taglia per primo il traguardo del Gp, dopo il bruttissimo testacoda della McLaren di Hakkinen alla staccata della Roggia.

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5. Giappone 2000

Suzuka è, o meglio era, la tipica arena in cui darsi gli ultimi colpi di sciabola in ragione del titolo mondiale. Ad onor del vero Schumacher vide andare in fumo i suoi sogni iridati nel 1998 e nel 1999 in questo circuito: una vera e propria maledizione. Nel 2000, però, altra musica. Schumi vince – che dico – stravince e conquista il terzo titolo in carriera, il primo con la rossa.

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4. Spagna 2001

Senza considerare Fernando Alonso, quando Michael era ormai in parabola discendente e quando l’elettronica arrivò a contare molto, troppo, nella massima serie automobilistica, il più duro rivale di Schumi è stato, a buon ragione, Mika Hakkinen. Il filandese ha avuto ottimi trascorsi in McLaren, trionfando nel mondiale piloti 1998 e 1999. Ma in Spagna, a Barcellona, Hakkinen è costretto a ritirarsi per la rottura del motore mentre si trovava in testa. Con un colpo di scena Schumacher vince e s’invola verso il suo quarto titolo mondiale, il secondo su Ferrari.

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3. Francia 2004

Negli anni più recenti tutti gridavano “al genio” di Milton Keynes, cervellone della Red Bull, per la sua tattica delle 4 soste. La Ferrari lo fece prima. Precisamente nella gestione della F2004, probabilmente la migliore monoposto rossa di sempre. Ross Brawn, dal muletto, cambiò strategia in corsa decidendo di rischiare il tutto per tutto passando ai 4 pit stop. Michael ci mette del suo. E, indovinate, vince.

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2. USA 2005

In una delle peggiori stagioni di Michael, un assolo surreale. Prendono parte alla corsa solamente sei vetture, tutte gommate Bridgestone. La rivale Michelin, infatti, dà forfait per via dei problemi alla sicurezza. La miscela proposta dalla casa di pneumatici francese non era infatti in grado di sopportare adeguatamente le sollecitazioni e la velocità della famigerata parabolica di Indianapolis.

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1. Cina 2006

L’ultimo colpo di reni. Prepotente, cattiva, grintosa. Nessuno poteva immaginare potesse essere l’ultima a giudicare unicamente da quelle immagini. Schumi parte in sesta posizione. Ma piove. Così dà gas all’acceleratore e si rende protagonista di una rimonta epocal ed indimenticabile: a metà gara riesce a sorpassare, di cattiveria agonistica, Giancarlo Fisichella, all’epoca compagno di Alonso alla Renault. Con questa vittoria Schumi riuscì a tenere aperto il campionato, evitando proprio che Alonso potesse anticipatamente festeggiare il suo titolo mondiale.

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