Certi antagonismi restano impressi nella memoria degli appassionati (e non solo) per sempre, talvolta fino a identificarsi con una determinata era motociclistica: “la 500 di Rainey e Schwantz“, “la MotoGP di Rossi e Gibernau“, “i tempi di Mamola“. I duelli del motomondiale, quelli importanti, decisivi, vivi, hanno un che di romantico. Si tratta di un fenomeno che sembra toccare la parola sport in un punto e poi partire per la tangente delle emozioni.

Perché sì, negli annali rimangono soprattutto loro, vincitori e perdenti, campioni ed eterni secondi, quello con la moto veloce e quell’altro indotto alla dannazione della lentezza, quello che in rettilineo “ha il motore” e quell’altro con la staccata indomabile.

Abbiamo cercato di individuare i più iconici e rappresentativi, non tanto sulla base dei titoli iridati in gioco quanto sulle emozioni che hanno suscitato.

Pur con molta immaginazione possiamo vedere i beniamini delle due ruote come gli eredi, alla lontana, di quegli eroi che, armati di lancia e palafreno, erravano per tutta Europa alla ricerca di gloria e onori nelle giostre medievali.

Signori e signore, ecco i cinque indimenticabili duelli del motomondiale:

5) Dohan e Crivilé

Scintille in pista e fuori. Finita l’epoca degli “americanacci”, ci fu, a partire dal 1994 e per tutti gli anni novanta, l’epopea segnata tra lo scontro interno dei piloti del team Honda Repsol HRC: Mick Doohan, australiano, l’uomo da battere dalla faccia pulita e il cuore imperturabile; Alex Crivillé, spagnolo, vene sanguigne e lingua che non le manda a dire. Doohan riuscì ad avere la meglio per cinque anni consecutivamente, dal 94 al 98, piegandosi a Crivilé solo nel 1999, complice un bruttissimo incidente con cui rischiò di perdere la gamba destra. Fu quello l’unico caso in cui un pilota iberico si guadagnò il titolo della classe 500 cc.

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4) Rossi vs Biaggi

Entriamo nell’era del Dottore. Rossi contro Biaggi per quella rivalità chiamata simpaticamente spaghetti duel. Perchè sì, a distanza di decenni, finalmente era tornata l’egemonia degli italiani. Tra i due non correva buon sangue sin da quando Valentino, intervistato da un giornalista, esclamò: “Io non sono il Biagi della 125, al massimo è lui il Rossi della 250“. Nel 2001 e 2002, la sfida tra i due riempì di pepe non soltanto la pista ma anche i rotocalchi, esaltando lo spirito goliardico di uno giovanissimo Valentino. L’epilogo, se così si può chiamare, è da ricercare nel Gran Premio del Mugello del 2005, quando i due si sfidarono senza esclusione di colpi. Vinse Vale, ma si strinsero la mano.

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3) Il curioso caso di Randy Mamola

Ogni sport ha il suo eterno secondo. Raymond Poulidor nel ciclismo, Stirling Moss per la Formula Uno, la nazionale olandese nel calcio. Non è il caso di Randy Mamola, pilota a stelle e strisce che sì, è arrivato quattro volte secondo nella classifica iridata (nel 1980, nel 1981, nel 1984 e nel 1987), ma che è considerato da buona parte del popolo dei motori un campione senza corona. Non ha mai potuto iscrivere il suo nome nell’albo d’oro, abdicando a favore di signori della pista come Roberts, Lucchinelli e Lawson, ma ha sicuramente segnato il nome di un’era con la sua grinta e la sua guida sensazionalmente impeccabile. Funambolo.

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2) Rainey e Schwantz

È finito come non doveva. Ci ha pensato la fatalità della strada a farlo, una curva del circuito di Misano nel GP del 1993, quando la classe regina aveva l’odore del due tempi col feticismo della cilindrata 500. Wayne Rainey è in testa, lanciato verso la vittoria di quel gran premio e il quarto titolo iridato consecutivo. Piega con la sua Yamaha YZR e sgasa ad oltre 280 km/h: perde il controllo, il mezzo sbanda, lui salta in aria e fluttua. Ricade: pensa di essere morto, dirà, dopo aver sentito un vuoto nel bacino. È vivo, ma al prezzo delle sue gambe. Carriera finita, rincorrendo il sogno e rincorso da un rivale che quell’anno vincerà il suo primo ed unico campionato del mondo: Kevin Schwantz. Un titolo che senza quella caduta non avrebbe mai vinto e che, come ricorda Paolo Beltramo, lo lasciò “solo”. “Senza il rivale che gli aveva riempito la vita“.

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1) Rossi e Stoner

Per i fan di Rossi fa ancora male parlarne. Quando era al top della forma Casey Stoner ha vinto più del numero 46 di Tavullia: bizzarro, se si considera che nelle classi inferiori l’australiano era chiamato “Rolling” Stoner per via della sua familiarità con le cadute. Casey rappresenta sicuramente l’antagonista più vincente del Dottore, capace di condurre la Ducati al titolo iridato nell’anno del debutto di scuderia, il 2007, riuscendo nel 2009 – complici anche le condizioni meterologiche non esaltanti – a strappare a Valentino l’egemonia sul GP del Mugello, che l’aveva visto sempre vincitore. Il sorpasso di Rossi nel 2008 al cavatappi di Laguna Seca, oltre ogni legge della fisica e del buonsenso, è un momento epocale di rara bellezza.

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