Vivere sul filo del millesimo non deve essere facile. E poi i paddock, le interviste, la pressione del tempo e la prospettiva di uno spazio diverso e distorto: insomma, la realtà che appartiene a un pilota di Formula Uno è qualcosa di molto particolare e decisamente tanto suggestivo.

Dopo anni, stagioni, decenni trascorsi a rincorrere il dettaglio più insulso che possa concedere un giro più veloce sembra naturale che la vita quotidiana, quella perlomeno di un pilota in pensione, possa risultare lenta e priva di stimoli.

C’è chi si lancia in altre avventure, diverse ma non meno accattivanti e chi, invece, proprio non ci riesce a ricominciare da capo. O peggio, di star fermo.

Non sarà un caso, allora, che abbiamo un certo e rilevante numero di casi in cui i campioni della F1, appeso il casco al chiodo, ci abbiano ripensato. Chi solo per qualche test, e chi addirittura per tornare a vincere alla grande.

Passiamo in rassegna, allora, i 6 migliori piloti che sono tornati alle corse di Formula Uno dopo essersi ritirati.

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Robert Kubica

Partiamo dal presente, partiamo da Robert Kubica. Il polacco debuttò nella massima serie nel 2006 con la Sauber, passando in Renault nel 2010. L’anno successivo, quando a Maranello avevano già pronto un contratto a suo nome, il polacco finì vittima di un brutale incidente nel corso di un rally, che gli procurò gravissimi danni al braccio e alla gamba destra. Per questa ragione dovette abbandonare la F1. La riabilitazione passò per il mondiale rally WRC, in cui Kubica ottenne il titolo nel 2013 e culminò nei test positivi del 2017 che, a onor dei risultati, gli hanno concesso di rientrare nel Circus a bordo di una Williams.

Crediti: Twitter

Niki Lauda

Con due titoli mondiali già nel palmares, e dopo aver affrontato il terribile incidente al Nurburgring del 1976, Niki Lauda decise che era ora di smettere con la Formula Uno. Il sodalizio con la Ferrari si era interrotto nel 77 trasferendosi alla Brabham, che non era abbastanza competitiva per puntare all’iride. L’austriaco preferì concentrarsi sulla sua neonata compagnia di volo, prefigurando un futuro da imprenditore dei cieli. E invece Ron Dennis gli fece un’offerta che non poteva rifiutare: tornò in McLaren nel 1982 e due anni dopo vinse anche il suo terzo campionato del mondo.

Crediti: Motorsport

Mika Hakkinen

Prenditi un anno sabbatico, tanto potrai ritornare quando vuoi” furono le parole che nel 2001 il manager McLaren Ron Dennis rivolse ad un Mika Hakkinen esausto e sconfitto, nei risultati e nell’orgoglio, da una stella nascente chiamata Michael Schumacher. Il Kaiser e la sua Ferrari avevano messo fine al dominio del finlandese, capace di laurearsi campione nel 1998 e di bissare il trionfo l’anno successivo. Così nel 2006 Hakkinen tornò in pista, ma il risultato non fu convincente. La McLaren che conduceva soffrì alcuni problemi elettronici e Mika risultò il pilota più lento di quella sessione. Decise, allora, che era davvero il caso di dire basta.

Crediti: Youtube

Nigel Mansell

Ufficialmente Nigel Mansell si ritirò per la prima volta nel 1993, forte del bellissimo titolo mondiale ottenuto nel 1992. Nel 1994 fu però richiamato dalla Williams a sostituire Ayrton Senna che era venuto improvvisamente a mancare. A 41 anni, nonostante una vettura non altamente performante, vinse il Gran Premio d’Australia. Rimase in Formula Uno anche per la stagione 1995, giurando che quel ritiro, stavolta, sarebbe stato definitivo. Eppure nel 1996 fu vicinissimo alla Jordan, con la quale effettuò dei test non proprio entusiasmanti: un certo Ralph Schumacher, debuttante, gli rifilava tre decimi al giro.

Crediti: profilo twitter Nigel Mansell

Alain Prost

Aveva avuto cocenti delusioni e clamorose soddisfazioni. Si era cibato dello champagne più fresco ed aveva anche pianto lacrime amare. Quel che era certo che, quando nel 1992 si ritirò virtualmente, Alain Prost poteva vantare tre titoli ottenuti prevalendo su fenomeni del calibro di Niki Lauda, Nigel Mansell, Nelson Piquet e, soprattutto, Ayrton Senna. A quanto pare, però, questo non bastava perchè il Professore rientrò nel Circus al volante di una Williams e surclassò un’ultima volta il rivale di sempre, guadagnandosi il quarto ed ultimo campionato del mondo nell’anno 1993.

Crediti: Twitter, profilo F1

Michael Schumacher

L’addio di Schumi alla Ferrari nel 2006 fu un macigno che a Maranello devono ancora metabolizzare. Nell’aria c’era la lucida consapevolezza che finiva l’epoca di una leggenda insostituibile: non ci sarebbe mai più stato un Kaiser in rosso. Neanche Schumi aveva buttato giù quel boccone amaro e la vita nel paddock, ma senza tuta, gli stava stretta. Nel 2007 e 2008 fu un tester molto proficuo per il Cavallino, macinando più di 2000km sulla monoposto di stagione, ma è nel 2009 che tastò concretamente la possibilità di tornare in griglia, quando si cercava un sostituto all’infortunato Felipe Massa. Pazza idea sfumata per un’incidente motociclistico avvenuto qualche mese prima, che aveva lasciato alcuni problemi nei muscoli del collo del tedesco. Dal 2010 al 2013, tuttavia, Schumi tornò in F1, ma con i colori della Mercedes.

Crediti: Independent

 

Foto in copertina, crediti: Motorsport

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