Non è stata una domenica di lotta. Ma il Gran Premio di Abu Dhabi è comunque riuscito a suscitare emozioni, soprattutto per i lieti addii di Fernando Alonso alla Formula Uno e di Kimi Raikkonen alla Scuderia Ferrari. Vince Lewis Hamilton, già matematicamente campione del mondo, per l’undicesima volta nel corso della stagione e per la 73esima volta in carriera, scattato dalla pole position e lanciato verso il successo da una preziosa intuizione del muretto, che decide di mandarlo anticipatamente ai box in regime di Virtual Safety Car. L’inglese è salito sul podio assieme a Sebastian Vettel, secondo al termine di una buona gara, e Max Verstappen, che negli ultimi cinque appuntamenti (Yas Marina incluso) da quel podio non è mai sceso.

Partenza sprint

Le Mercedes scattano bene dai blocchi, seguite ma non minacciate dalle Ferrari. Verstappen viene rallentato ai 300 metri dal via da un problema al motore che gli fa perdere posizioni preziose condannandolo a retrocedere nella pancia del plotone mentre nel frattempo, dinnanzi a lui, si scatena la bagarre tra Charles Leclerc e Daniel Ricciardo. Il monegasco è tenace nel chiudere la Red Bull sull’esterno e guadagna con abilità la quinta posizione. La gara viene però immediatamente condizionata dal bruttissimo volo di Nico Hulkenberg: la sua Renault urta la Haas di Grosejean e si cappotta vertiginosamente su sé stessa prima di finire a muro, prendendo anche fuoco. Nico non ha fortunatamente subìto ferite, la Safety Car è prontamente scesa in pista.

Addio amaro per Kimi

Quando la gara è ripartita Verstappen ha subito messo Ocon nel mirino, superandolo dopo una ruotata a bruciapelo. La tensione tra i due, che ha raggiunto l’apice con il scorso GP, non sembra svanita. Al settimo giro, però, un piccolo grande dramma per il popolo ferrarista: Kimi Raikkonen è costretto al ritiro per un problema tecnico. La sua SF71H si ferma sul rettilineo, e finisce così la sua avventura con la scuderia di Maranello. A quel punto Leclerc, suo sostituto per la prossima annata, si è trovato addirittura quarto.

Una VSC cruciale

I commissari lanciano la Virtual Safety Car per agevolare lo spostamento della monoposto di Raikkonen e le carte in tavola si mescolano. Dal muretto richiamano tempestivamente Hamilton, considerando che il pit in VSC consente di guadagnare ben 11″ rispetto alla sosta in normale regime di corsa. Segue questa strategia anche Leclerc, ma gli esiti sono diversi: mentre Lewis rientrando in corsia si ritrova con pista libera, Charles viene letteralmente imbottigliato nel traffico del plotone, perdendo tantissimo tempo e vanificando il margine ottenuto.

Bottas cede il passo

Terminato il waltzer dei pit-stop Hamilton si è trovato in testa con 10″ da amministrare su Bottas, tallonato da vicino da Vettel a sua volta seguito dal tandem Red Bull Verstappen-Ricciardo. A metà gara un po’ di piovischio ha fatto temere un rovesciamento delle condizioni atmosferiche ma alla fine tutto si è rivelato un falso allarme. Al 35esimo giro il motore di Bottas è andato in panne, rallentando la sua W09 Hybrid. Ne approfittano sia Seb che le Red Bull. Negli ultimi giri il ferrarista ha cercato di spingere al massimo la sua monoposto, avvicinandosi sensibilmente ad Hamilton senza però impensierirlo minimamente.

Campione e campioni

Spazio infine alla commozione e al tributo: dopo la bandiera a scacchi Vettel e Lewis si sono affiancati ad Alonso per scortarlo assieme al traguardo. L’inedito trio ha poi intrattenuto il pubblico degli Emirati alzando un denso nebbione attraverso dei sincronizzati burn-out. Lo spettacolo — che non era mancato già dalla mattinata, con Will Smith protagonista di uno spassoso siparietto con Hamilton — è proseguito sul podio, dove il campione del mondo si è esibito con un improvviso spogliarello dopo la cerimonia di rito.

 

Ordine di arrivo: Hamilton, Vettel, Verstappen, Ricciardo, Bottas, Sainz, Leclerc, Perez, Grosejean, Magnussen, Alonso, Hartley, Stroll, Vandoorne, Sirotkin.