Formula Uno: le 10 curiosità di cui non eri a conoscenza

Ad oggi la Formula Uno è un fenomeno di massa penetrato da tempo nel cuore della cultura popolare. “Da quando Senna non corre più non è più domenica“, cantava Cesare Cremonini, per esempio.

Eppure si tratta di una disciplina relativamente giovane, nata ufficialmente nel 1950 dopo quasi mezzo secolo di corse più eroiche che agonistiche e protagonisti ben più arditi di quanto possiamo immaginare. Uno su tutti: Tazio Nuvolari, pioniere che tuttavia non prese mai parte al Campionato Mondiale di F1.

Lo spirito avventuristico che caratterizzava le competizioni di quel tempo oggi sembra quasi evaporato, soppiantato dal largo respiro dell’ingegneria ed il sistematico appello alla scienza.

Eppure qualcosa rimane.

La Formula Uno eroica sarà finita da un pezzo, ma le tante stramberie che caratterizzano in tempi recenti i paddock di tutto il mondo sono assolutamente da rivelare.

Ecco, dunque, le 10 curiosità più suggestive sulla Formula Uno.

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I tre assi

Se si considera il parco piloti che prenderà il via alla stagione 2018 di F1, si può constatare che il numero di podi si concentra, come logico che sia, nei tre piloti più vincenti: Sebastian Vettel, Fernando Alonso, Lewis Hamilton, che gareggiando assieme in meno di 200 GP hanno complessivamente raggiunto oltre 300 podi.

Nonostante questo record, sono soltanto tre le occasioni in cui si sono trovati tutti e tre simultaneamente sul podio: Austin 2012, con Hamilton davanti a Vettel e Alonso, poi Canada e Belgio 2013, con Vettel sul gradino più alto in entrambi i casi.

Tempi fotocopia

È difficile che due piloti stabiliscano lo stesso identico tempo. Pensate, invece, che durante le qualifiche del Gran Premio d’Europa 1997 a Jerez, Spagna, ben tre vetture fermarono il cronometro allo stesso identico tempo: 1’21″072. Erano Villeneuve, Schumacher e Frentzen, i quali avevano siglato anche il miglior crono della sessione.

Come da regolamento, la pole position venne assegnata al primo che aveva effettuato il giro lanciato, e cioè Villeneuve. Nota significativa: in quell’impossibile sabato Damon Hill dovette accontentarsi della quarta posizione in griglia con soli 58 millesimi di ritardo dai “primi”.

Il curioso caso di Hans Heyer

Il record più sciagurato della Formula Uno spetta senz’altro al pilota tedesco Hans Heyer, protagonista di una fantomatica tripletta al contrario. Egli è stato infatti l’unico pilota della massima serie ad aver raccolto in un singolo Gran Premio una non-qualficazione, un ritiro e una squalifica. Nel 1977 Heyer si era presentato al volante della ATS ma durante le qualifiche non era riuscito ad ottenere il tempo necessario per assicurarsi una casella in griglia.

Alla domenica, però, Heyer montò comunque sulla sua monoposto e partì dai box. I commissari si accorsero della sua presenza soltanto quando Heyer dovette ritirarsi per un problema alla trasmissione. La penalità comminatagli fu durissima: squalificato a vita dalla F1.

Distacchi ciclistici

Durante il Gran Premio del Belgio del 1963 sul tracciato di Spa-Francorchamps tra il primo e il secondo classificato di gara fu registrato il distacco record di quattro minuti e cinquantaquattro secondi (4’54”).

A siglare questo ridicolo gap fu lo scozzese Jim Clark, in grado di doppiare tutte le vetture in corsa ad eccezione di Bruce McLaren, giunto per l’appunto dietro di lui, ma dopo quasi cinque minuti.

Seb, Seb, Seb…

Sebastian Vettel ha dalla sua parte anche un record non particolarmente onorevole: nonostante i 47 successi all’attivo e i quattro titoli mondiali vinti, Seb è uno tra i tre iridati – gli altri sono tutti piloti degli anni cinquanta e sessanta – che non ha mai conquistato un Gran Premio partendo da una posizione più bassa della terza piazza. Sarà questo l’anno buono?

Di padre in figlio

Sono dodici le accoppiate padre-figlio apparse in Formula Uno: solamente due tra queste, però, sono state in grado di vincere un titolo mondiale in ogni generazione. Damon Hill e suo padre Graham Hill si sono laureati iridati rispettivamente nel 1996 e nel 1962 e 68. Keke Rosberg, invece, e suo figlio Nico hanno ottenuto il titolo nel 1982 e nel 2016.

L’ingegner Fabi

Teodorico “Teo” Fabi è l’unico pilota della Formula Uno ad aver ottenuto una pole position senza poi mai riuscire a concludere un giro in testa ad un GP. Fabi ha preso parte a 64 Gran Premi, conquistando 3 pole: Germania 1985, Austria ed Italia 1986.

Era dotato di una guida scrupolosa e pulita, ma i duelli nel cuore del gruppo non erano affatto la sua specialità. Personaggio silenzioso quanto poliedrico: è stato azzurro con la nazionale di sci, pilota di elicotteri, si è laureato in ingegneria aeronautica al Politecnico di Milano ed ha gestito per lungo tempo una cava di talco. Oltre l’avventura non felicissima in F1, è arrivato secondo alla 500 Miglia di Indianapolis nel 1983 ed ha vinto il campionato del mondo sportprototipi 1991.

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Cabala e generazioni

Come per uno scherzo del destino, in molte occasioni un pilota ha vinto la gara di debutto del suo rivale, che poi ha trionfato in quella del ritiro del primo. È successo così per Senna e Prost: il Professore vinse in occasione del primo GP del brasiliano. Senna, di risposta, conquistò l’ultima gara corsa dal francese. Analogo discorso per Jones e Prost, Schumacher e Button. Raikkonen ha trionfato nel giorno del debutto di Hamilton.

Nel giorno di Senna, una chicca dimenticata

Critica e stampa non esitano ad individuare in Donington 1993 la migliore prestazione di Ayrton Senna, che dal primo giro iniziò a martellare tempi assurdi che letteralmente massacrarono la concorrenza.

C’è però un piccolo dettaglio spesso omesso da questo fantastico passaggio dell’automobilismo: Senna fece segnare uno dei suoi giri veloci transitando per la corsia dei box ed abortendo quello che doveva essere un pit stop. In quella stagione non c’era ancora il limite di velocità imposta per la pit lane e Senna, che si aspettava un cambio gomme, tirò dritto non vedendo nessuno dei suoi meccanici all’opera.

Numeri #1

La numerazione delle monoposto di F1 ha adottato diversi sistemi nel corso della storia. Inizialmente, fino al 1973, l’assegnazione dei numeri per le vetture veniva effettuata dai commissari di gara GP per GP.

Dal 1974, invece, i numeri venivano dispensati prima dell’inizio della stagione, sulla scorta dei risultati della Coppa Costruttori del 1973 e con l’eccezione del numero 1, riservato al campione del mondo dell’anno precedente, e del numero 2, suo compagno. Le numerazioni erano aperte a trattative: ad esempio tra il 1975 e il 1977 Ferrari e McLaren si scambiarono i numeri 11 e 12.

Quel fantomatico numero 0

La Tyrell, che aveva di diritto i numeri 3 e 4, divenne col tempo una squadra di seconda fascia: la Ferrari ereditò dalla Williams i numeri 27 e 28, con cui corse ininterrottamente per ben 16 stagioni.

Insomma, una situazione piuttosto confusa, soprattutto quando un campione del mondo decideva di cambiare scuderia oppure di ritirarsi l’anno successivo: per questa ragione a Damon Hill in Brabham toccò per due anni correre con il numero 0 in livrea.

Da Lafitte a Schumi

Nel 1996 tutti questi problemi vennero risolti adottando un metodo più razionale: i numeri di vettura venivano dispensati in base ai risultati dell’anno precedente, ad eccezione del numero 13, non distribuito per superstizione. Dal 2013 le regole sono ancora cambiate: ogni pilota deve scegliere liberamente il proprio numero, dal 2 al 99, ed è tenuto a conservarlo per tutta la sua carriera in F1.

Pasto Maldonado ha sdoganato il tabù del 13, adottandolo stabilmente come suo numero fino al 2015. In seguito alla morte di Jules Bianchi, inoltre, la FIA ha ritirato il numero 17, che non sarà opzionabile. Il pilota ad aver preso parte a più Gran Premi con lo stesso numero è Jacques Lafitte, a quota 132 con la sua Ligier numero 26. Dietro di lui un certo Micheal Schumacher, partito ben 120 volte con il numero più prestigioso: 1.

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