Quest’anno la Formula Uno compie 68 anni. Sono quasi settant’anni di momenti che difficilmente gli appassionati (e non) potranno dimenticare: sorpassi al cardiopalma, volate al vetriolo, storie romantiche che si perdono nelle maglie del tempo ma emergono di continuo nei posti più impensabili della cultura popolare.

In questo oceano di ricordi preziosi ed imprese stupefacenti, però, si fanno spazio alcuni accadimenti che tanto allora quanto oggi lasciano e lasciarono di stucco il pubblico. Eventi che essenzialmente sono disfatte – i ritiri – ma nati da così bizzarri fattori da rimanere impressi negli annali.

Certi ritiri possono interrompere la galoppata vincente di un pilota oppure chiuderne definitivamente la performance scadente. Sebbene le cause di un ritiro siano solitamente riconducibili a incidenti o guasti meccanici, alcune situazioni hanno fatto storia per la loro eccezionalità.

Ecco, allora, i ritiri più bizzarri, strani, curiosi e paradossali della Formula Uno.  L’articolo continua >

8) Fuori classifica: quel maledetto collirio

1975, Gran Premio degli Stati Uniti. Jacques Laffitte, seconda stagione in classe regina, batteva i colori della Williams e poco prima delle qualifiche sul circuito di Watkins Glen, decide di applicarsi qualche goccia di collirio per pulire gli occhi. Ma il francese sbaglia clamorosamente e s’inietta distrattamente il liquido per la pulizia della visiera del casco. Nonostante l’incredibile bruciore Lafitte riuscirà a riprendersi e a concludere le prove, ma la sua gara fu abbastanza compromessa. Non si tratta di un ritiro vero e proprio ma è un aneddoto che merita di comparire in questa lista di fatti bizzarri.

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7) Il caso Hans Heyer

1977, Gran Premio di Germania. Nella sua Hockenheim, il tedesco Hans Heyer è al debutto ufficiale in Formula Uno a bordo della ATS, team peraltro allemanno. Ai tempi i regolamenti prevedevano che i piloti che non riuscivano a rientrare nel tempo di qualifica subentravano come piloti di riserva, destinati al via solo in caso di forfait altrui. Ebbene Heyer si trovava proprio in questa condizione di pilota di riserva. Nel giorno di gara, però, tutti e 26 le auto qualificate si presentano in griglia ma, sfruttando la confusione della partenza, Heyer s’inserisce in corsa senza che i commissari si accorgano minimamente del disguido. Purtroppo per lui a distanza di qualche giro deve ritirarsi per problemi alla trasmissione: è lì che la direzione corsa scopre il misfatto, radiando Heyer per sempre dal mondiale.ritiri7

6) Saluta Nigel!

1991, Gran Premio del Canada. A Montreal il weekend è sotto il segno della Williams di Nigel Mansell, il quale, presentatosi in forma smagliante, sembra destinato ad un facile successo. In gara è letteralmente imprendibile e nessuno può minimamente impensierirlo: parte in pole e fa subito il vuoto fino, perlomeno, all’ultimo giro. Qui Mansell, di passaggio sotto le tribune, rallenta, alza la mano e inizia a salutare gli spettatori. Un errore che gli costerà caro perchè i giri del propulsore della sua monoposto scenderanno considerevolmente, arrestando di fatto il motore. Il “Leone d’Inghilterra” fu così costretto a ritirarsi a pochi metri dal traguardo, sopraggiunto dal brasiliano Nelson Piquet su Benetton, che in quella occasione siglerà l’ultimo successo della sua carriera. In realtà la versione ufficiale della Williams è diversa da quanto descritto: stando al rapporto che si legge nei bollettini ufficiali, il muretto ha segnalato il ritiro di Mansell non per sua negligenza ma per una semplice rottura del cambio. Una versione che di fatto scagionerebbe l’uomo coi baffi più famosi della Formula Uno.ritiri6

5) Il “matto” Berger

1993, Gran Premio del Portogallo. Una delle innovazioni principali alle meccaniche delle vetture di Formula Uno è stata introdotta sul finire degli anni ottanta: le sospensioni attive. Durante le prime stagioni della loro esistenza, però, gli ingegneri delle scuderie non ebbero particolare successo nel trattarle, tanto che queste divennero causa di moltissimi guasti. All’Estoril, stagione 93, Gerhard Berger fu protagonista di un accadimento del genere. Rientrato in pit lane sulla sua Ferrari per un cambio gomme, l’austriaco uscì quindi dalla corsia per rimettersi in pista. Fuori dai box, però, la sospensione attiva destra della Ferrari impazzì, facendo totalmente perdere il controllo della vettura a Berger, il quale sbandò violentemente sul rettilineo sfiorando un paio di auto in transito. Inizialmente si credeva che fosse un errore umano e che, di fatto, Berger fosse impazzito.

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4) Galeotta fu quella chiave

1995, Gran Premio d’Italia. A Monza Johnny Herbert ci aveva vinto tre anni prima ma le cose erano cambiate una volta che passò alla Sauber. Il britannico in questo caso non potà arrivare al traguardo per una ragione davvero buffa: prima della partenza i meccanici avevano apportato alcune modifiche alla vettura e una chiave inglese rimase dentro l’abitacolo del pilota senza che nessuno se ne accorgesse. Dopo il via, però, l’utensile scivolò nei pressi della pedaliera, bloccando il pedale del freno e obbligando Herbert al ritiro.

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3) Pit stop speciali

Ritiri di questo genere, per quanto singolari, sono più volte accaduti nella storia della Formula Uno. Ne ricordiamo però principalmente due: Gran Premio di Francia 2007 e Gran Premio di Singapore 2008. In entrambi i casi i piloti – Christian Albers su Spykers e Felipe Massa su Ferrari – rientrano ai box per il rifornimento di benzina ma vi escono troppo in fretta e finiscono per trascinarsi appresso il bocchettone della benzina sradicandone il relativo tubo. Nessuno dei due si fece male in quella occasione e nessun meccanico fu ferito durante le occorrenze citate.ritiri1

2) Un domenica folle

2008, Gran Premio di Singapore. Non solo il ritiro di Massa appena citato. La pista in notturna, al suo debutto, riserva un fenomeno ancora inspiegato: Mark Webber su Red Bull, sta per andare a podio quando, in prossimità del ponte Anderson, la scatola del cambio della sua monoposto letteralmente implode dopo che la centralina ha calcolato l’inserimento di due marce contemporaneamente. L’ipotesi più comprovata è quella di una interferenza elettrica, considerando che molti piloti per tutto il weekend avessero segnalato guasti e sensazioni simili. Ma non finisce qui: in quella stessa gara la Renault di Nelson Piquet Jr. andrò a sbattere violentemente contro le protezioni, obbligando l’ingresso della safety car. Nei mesi successivi il pilota brasiliano affermò che fu il team manager della squadra Flavio Briatore ad indurlo a commettere un errore e causare l’incidente per favorire il compagno di squadra Fernando Alonso, che di fatto in regime di safety ha potuto agguantare la vittoria. La FIA fece luce su questo accaduto, passato alla storia come “Crashgate“, radiando infine Briatore.ritiri2

1) La negligenza è dietro l’angolo

2010, Gran Premio di Monaco. Un incidente in corsa porta i commissari di gara a introdurre la safety car. Mentre però tutte le vetture in corsa s’incasellano dietro l’auto di giuria, il motore della McLaren di Jenson Button va letteralmente in fumo. A fine gara si scoprirà che il guasto fu causato da un grossolano errore dei meccanici, i quali non avevano rimosso il coperchio dalla bocca del radiatore, surriscaldando il propulsore fino a friggerlo.

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