È partito in pole, ha vinto e ha regalato il quinto titolo costruttori consecutivo alla Mercedes: sembra il classico copione di una gara facile, la solita domenica nel segno di Lewis Hamilton. E invece il Gran Premio del Brasile è stato un mix di tensione e colpi di scena, incertezze e sorpassi. Perchè il vero mattatore di giornata è stato Max Verstappen, capace di condurre il GP in testa per ben 44 giri e fermato, a poche tornate dalla bandiera a scacchi, dalla folle manovra di Esteban Ocon, doppiato, che ha cercato un sorpasso inutile e spregiudicato. Contatto, testacoda per la Redbull e trionfo regalato ad Hamilton, che si era ormai arreso.

Una brutta Ferrari

Giornata opaca per la Ferrari. Le monoposto del cavallino non sono riuscite a trovare il feeling giusto con la pista, a iniziare dalle prime battute di corsa, quando le gomme Soft hanno pagato cara la minore aderenza rispetto alle Supersoft montate dai rivali. Sebastian Vettel è stato immediatamente incalzato da Bottas, Verstappen e dal compagno Raikkonen e per tutta la durata del Gran Premio è risultato molto distante dal passo gara dai migliori. Accodatisi al finlandese della Mercedes, Seb e Kimi hanno inizialmente subito il ritmo “da tappo” che Bottas ha imposto per proteggere Hamilton, libero di sfogarsi a pista libera.

Red Bull indovina la strategia

Al giro 10 bellissimo il sorpasso di Verstappen ai danni di Bottas, sfruttando la scia e saltando fuori in fondo al rettilineo d’arrivo. Una manovra che non ammette nessuna replica e che lancia, come una molla, l’olandese alla carica di Hamilton, incapace di metter più di 2″ di gap tra sé e i suoi diretti inseguitori. La prima sosta è effettuata dalle Mercedes, afflitte da un preoccupante fenomeno di blistering: Valtteri rientra al 19esimo, Lewis al 20esimo giro. Le due Ferrari allungano lo stint, ma dopo il pit-stop le posizioni rimangono invariate. Hamilton, Verstappen, Bottas, Raikkonen e Vettel. Verstappen, invece, gestisce alla perfezione i suoi pneumatici e può fermarsi al 36esimo giro, contro le 71 tornate totali.

Verstappen suona la carica

Mentre Daniel Ricciardo, partito 11esimo, si accoda a Vettel, la Red Bull decide saggiamente di montare gomme soft anziché medium al suo pilota di punta. Verstappen si avvicina pericolosamente ad Hamilton e al giro 40 lo beffa di forza e di motore, uscendo veloce nell’ultima curva e infilandolo dall’esterno in rettlineo. Anche Ricciardo, esaltato da una monoposto in palla, sorpassa Vettel e si prende la quinta posizione; Raikkonen, più agile del suo connazionale, supera Bottas e si prende la terza posizione. Tutto però sembra saldamente nelle mani di Verstappen, che allunga su Hamilton e continua a guadagnare. E invece, il colpo di scena.

Ocon fuori di senno

Al 44esimo giro il leader della corsa sorpassa la Force India di Esteban Ocon, doppiato. Ma alla S di Senna, poco dopo il doppiaggio, Ocon riceve l’ordine di sdoppiarsi dalla scuderia, cerca l’esterno nel cambio di direzione e prova a sopravanzare Verstappen: le due vetture si toccano, finiscono in testacoda e rimangono inevitabilmente danneggiate. Verstappen perde la prima posizione e cerca di salvare il salvabile, ostentando una grande prova di carattere. Incommentabile il gesto di Ocon, che da doppiato avrebbe dovuto agevolare il sorpasso e che invece ha rovinato una vittoria pressoché sicura al giovane talento olandese. I più maliziosi vedono in questa azione uno sporco ordine di scuderia, essendo Ocon un pilota a contratto Mercedes. La direzione gara ha ritenuto punirlo con una penalità di stop & go con 10″.

Ancora Leclerc!

Negli ultimi giri si registra solo il tentativo di uno scatenato Ricciardo di avvicinarsi a Raikkonen e salire sul podio, ma le due monoposto non ingaggiano battaglia. Verstappen cerca di riportarsi su Hamilton ma il GP è agli sgoccioli ed il suo fondo è piuttosto distrutto. Da segnalare l’ennesima prestazione sublime di Charles Leclerc, primo tra le “vetture umane”. Conquista la settima posizione staccando di netto il resto del plotone. Un segnale importante in vista del prossimo anno.