Era il sospettato numero uno alla vigilia del GP di Valencia. Ed effettivamente con abilità e regolarità si era costruito un’ipoteca mondiale, in tutti i sensi. Marc Marquez Alentà ha vinto il suo sesto campionato del mondo, il quarto nella classe regina, al termine di una stagione piuttosto tirata che l’ha visto emergere nella seconda fase. Marquez ha stupito per la maturità raggiunta in pista, dimostrando di essere competitivo su ogni pista e in ogni condizioni meteo, sebbene spesse volte vittima della sua foga.

 Rimane d’altronde un ragazzo di soli 24 anni.

Un GP mozzafiato

Ma il Gran Premio di Valencia non è stato un affare facile. Partite benissimo, le Honda hanno agilmente staccato e tenuto a distanza le Ducati di Lorenzo e Dovizioso per tutta la durata della gara. Farà sicuramente parlare la condotta dello spagnolo ducatista, costantemente richiamato dal muretto ad abilitare la “mappatura numero 8”, cioè di far tacitamente passare il contendente al titolo suo compagno di scuderia.

L’impressione è quella che il Porfuera abbia in qualche modo rallentato la folle rincorsa di Dovi, sebbene quest’ultimo abbia a fine corsa ribadito che entrambi erano al limite sin dal primo giro ed era difficile far di più.

Insidia Zarco

A serpeggiare tra le fila delle Honda ci ha però pensato Johann Zarco, debuttante dell’anno e solita mina vagante. Dal giro tre si è portato in testa – a dire il vero è stato Marquez a farlo passare dopo che aveva avvertito un piccolo tamponamento – e ha mantenuto la posizione fino all’ultimo giro, fatto fuori da una imperiosa e perfetta staccata di Pedrosa in curva uno. Il numero 26 è poi riuscito a proteggersi fino alla bandiera a scacchi.

Cadute e “pic-nic”

Ma passiamo ai colpi di scena: ai -7, proprio in curva uno, Marquez supera Zarco e ritarda la staccata per difendersi. Allarga troppo, per chiudere la linea piega la moto e perde l’anteriore. In quel momento però, come ci ha abituato più e più volte, si è fatto leva sull’asfalto per riprendere il controllo del mezzo e finire fuori fuori pista. Fortunatamente per lui prima della ghiaia c’era qualche metro di cordolo extra che gli ha consentito di rallentare, assestarsi e tenere la moto su, rientrando in quinta posizione, alle spalle delle Ducati. Al giro successivo, però, cadono prima Lorenzo e poi Dovizioso, avendo spremuto davvero troppo le loro Desmosedici. Marquez finisce anche sul podio, in una festa Honda che, per come si erano messe le cose, poteva davvero sfumare. Onore delle armi a Dovi e alla Ducati, ringraziati pubblicamente dal Cabronçito per il fair play mostrato fine corsa.

Due volte nella storia

Con il successo iridato appena consumato, Marquez – che già detiene il titolo per essere il più giovane campione del mondo della classe regina a 20 anni, 3 mesi, 2 giorni – diventa anche il più giovane pilota ad aver conquistato sei titoli mondiali. Adesso lo spagnolo può davvero ambire a misurarsi con i mostri sacri e con uno in particolare che in passato, dolorosamente per i tifosi italiani e in modo alquanto discusso, ha già battuto: Valentino Rossi. Il dottore è ancora distante per il giovane Cabronçito, con 9 titoli di cui 7 in classe regina (contro i 4 di Marquez). In testa ai record rimane comunque il sempreverde Giacomo Agostini, con 15 mondiali vinti di cui 8 in classe regina.