Si è spento a 94 anni Lido Anthony Iacocca, per tutti “Lee”, decano dell’industria automobilistica, storicamente legato alla Ford. Iacocca, come comunicato dalla figlia Lia al Washington Post, è morto il giorno 2 luglio nella casa di famiglia a Bel-Air, quartiere facoltoso di Los Angeles, in seguito alle complicazioni causate dal morbo di Parkison. Gli episodi più memorabili della sua carriera sono sicuramente la creazione della Ford Mustang, di cui è considerato il padre, e il salvataggio della Chrysler durante gli anni Ottanta.

Dalla Campania ad Harrisburg

Iacocca era figlio di emigranti italiani, stabilitisi in Pennyslvania da un paesino in provincia di Benevento. Cresciuto sull’onda della Grande Depressione, studiò ingegneria industriale a Princeton e fu subito assunto dalla Ford. Ben presto si rese conto di preferire il reparto vendite a quello progettazione e ottenne il trasferimento: da lì, negli anni 50, ebbe inizio l’ascesa di uno dei manager dell’automotive più importanti del secolo.

Il colpo di genio

A lanciarlo nella board dirigenziale di Detroit fu la campagna promozionale “56 per 56. Iacocca propose un piano di rateizzazione per lanciare tutti i modelli Ford del 1956: un acconto del 20% sul prezzo pieno più 56 dollari al mese per tre anni. La campagna ebbe un grandioso successo e Iacocca entrò ufficialmente nella schiera di dirigenti Ford.

La nascita di un mito

Nel 1962 fu concessa carta a bianca a Iacocca, potendo praticamente progettare qualsiasi cosa volesse. “Volevamo un’auto sportiva che si potesse guidare al venerdì per andare al country club, al sabato nelle piste delle drag races e alla domenica per andare in chiesa” si legge nelle sue memorie. Ed è proprio da queste intenzioni, quelle di concepire l’auto non solo come mezzo di trasporto ma anche come oggetto di svago, nacque una muscle car destinata a durare nel tempo e soprattutto a far breccia nel cuore degli appassionati di motori di tutto il mondo: la Ford Mustang. In molti hanno effettivamente criticato il senso comune di considerare Iacocca come ideatore del modello, e in effetti i dubbi ci sono. Tuttavia è innegabile che il manager italo-americano diresse in prima persona la promozione e la vendita della splendida vettura, tanto da costruirne un mito.

Il caratteristico simbolo della Mustang. (Fonte: Pixabay)

La rottura con Ford

La Mustang impreziosì il palmares di Iacocca fino a renderlo direttore della Ford Motor Company nell’anno 1970. Come capo, Lee si guadagnò la reputazione da duro, organizzando rigorosamente l’azienda e mettendo in riga tutte le divisioni. Un pugno duro che creò astio tra lui e il presidente Henry Ford, i cui attriti culminarono all’indomani del flop della Ford Pinto. A quel punto Iacocca fu licenziato e neppure due settimane dopo passò alla Chrysler, diventandone amministratore delegato nonostante la crisi nera nella quale navigasse.

Ford Mustang del 1965 restaurata. (Fonte: Pixabay)

Metterci la faccia

La Chrsyler era in una situazione così precaria che le banche evitavano prestiti. Iacocca decise allora di metterci la faccia. Letteralmente. Persuase una nota agenzia pubblicitaria che supportava la Ford a cambiar cliente, ci riuscì e bombardò gli Stati Uniti di manifesti, striscioni, spot e slogan che lo ritraevano nel tormentone: “L’America starebbe meglio senza la Chrysler?. L’opinione pubblica iniziò ad osannarlo come un divo di Hollywood e il Governo Federale reagì fornendo il suo supporto alla causa. Con un miliardo e mezzo di dollari da gestire, Iacocca si rimboccò le maniche e rivoluzionò l’azienda. Convinse i sindacati ad accettare pesanti tagli, licenziò tutti i manager e fissò il suo stipendio alla cifra simbolica di un dollaro al mese, scommettendo sulle stock options. Avrebbe guadagnato solo se Chrysler si fosse ripresa. E Chrysler si riprese alla grande. Fino, perlomeno, alle recenti storie contemporanee. Andò in pensione nel 1992 ma continuò a servire l’azienda come consulente esterno.