whatsapp anti posto di blocco reato

Archiviato un procedimento contro ben 49 giovani, accusati di aver creato e di partecipare a un gruppo WhatsApp dallo scopo inusuale: avevano messo in piedi questo contenitore social con il solo scopo di passare delle informazioni riguardo la presenza di posti di blocco della polizia stradale. Le notizie avevano lo scopo di evitare ai vari partecipanti di incappare in questi controlli e in possibili multe.

La decisione del Giudice

La particolare vicenda del gruppo WhatsApp “anti posto di blocco” ha travalicato i confini del mondo social ed è arrivata fino in tribunale.

Questo, poiché lo scopo unico della chat era proprio rendere possibile aggirare i controlli della polizia.

Avvertendo i membri della chat di gruppo, infatti, essi potevano decidere di percorrere un’altra strada, aggirando il controllo. Inoltre, come riportato da La Repubblica, l’ingegnoso strumento social, aveva lo scopo di evitare eventuali sanzioni per qualche bicchiere di troppo.

Un comportamento poco civico quello dei partecipanti ma senza presenza di reato. Il giudice per le indagini preliminari, incaricato di valutare il caso, lo ha archiviato.

La Repubblica riporta la decisione del Giudice Avanzino, la quale ha deciso che la creazione e partecipazione alla chat di fatto non è reato perché non abbastanza influente numericamente da influire su corretto svolgersi del servizio pubblico.

Il giudice non ha riscontrato “alcuna alterazione del servizio che è sempre stato svolto regolarmente, considerato il numero di utenti della strada e il numero comunque limitato dei partecipanti alla chat“.

Nella chat anche offese a pubblici ufficiali

La vicenda, che ha avuto luogo nella Valle Scrivia (Liguria), però ha un ulteriore risvolto. Infatti nel gruppo WhatsApp, i partecipanti si sarebbero più volte scambiati messaggi di insulti verso le forze dell’ordine.

Anche in questo caso il giudice Luisa Avanzino non ha ravvisato la presenza di reato. Il motivo della decisione sarebbe da ricondurre al fatto che la chat WhatsApp è di fatto uno scambio a carattere privato e quindi, in automatico, non si tratta di vilipendio pubblico.