FCA

Prima l’ambiente e il benessere dei clienti. È questo l’imperativo che vuole portare avanti FCA che, al pari di altre case automobilistiche, sta pensando di abbandonare la produzione dei motori diesel. L’operazione diventerà definitiva a partire dal 2022 ed è uno dei punti di forza del nuovo programma che Sergio Marchionne presenterà il prossimo giugno. Questo porterà a incentivare le motorizzazioni ibride, che prevedono una combinazione di benzina ed elettrico.

Crollo della domanda e costi più contenuti

FCA è pronta a dire addio ai motori diesel a partire dal 2022. A diffondere l’indiscrezione è il Financial Times, che dà un’indicazione ben precisa: la scelta sarà ufficializzata il prossimo 1° giugno, giorno in cui Sergio Marchionne presenterà il suo nuovo piano industriale.

A portare avanti la nuova produzione sarà però un altro manager: l’incarico dell’ad si conclude infatti a fine 2018.

Ma cosa spinge la casa automobilistica ad attuare questa mossa? La motivazione principale è legata al calo generale della domanda, oltre alla crescita dei costi da dover sostenere per equiparare i propulsori ai nuovi standard sulle emissioni. Il colosso automobilistico ha comunque intenzione di conservare l’opzione diesel per i veicoli commerciali. Al momento non ci sono ancora risposte ufficiali da parte dell’azienda all’anticipazione del giornale britannico, ma la previsione appare più che probabile.

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Una scelta sempre più comune

La mossa di FCA, se sarà davvero confermata nei fatti, non appare così inusuale. Sono infatti sempre più numerose le aziende che sono ormai decise ad abbandonare la produzione dei motori diesel. La prima a muoversi in questa direzione è stata Toyota, che già da quest’anno ha deciso di porre fine al lancio di modelli a gasolio. Volkswagen, complice anche lo scandalo Dieselgate, sta agendo allo stesso modo.

Effettuare una scelta di questo tipo appare però inevitabile anche per motivi economici. I costi da sostenere per i motori diesel sarebbero infatti maggiori del 20% rispetto al passato. Incentivare la mobilità alternativa appare invece altrettanto naturale: le componenti elettriche, batterie in modo particolare, hanno infatti un costo più accessibile.

 

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