La revisione auto è una pratica considerata a volte fastidiosa dai possessori di un mezzo, ma indispensabile per preservarne il più possibile la durata. È utile inoltre per viaggiare in completa sicurezza e non causare pericoli a se stessi e agli altri. L’incremento della frequenza con cui deve essere eseguita la pratica ha però inevitabilmente aumentato le spese da sostenere per gli italiani. Ma dove finiscono i soldi che spendiamo in questo ambito?

Un costo elevato ma indispensabile

Già dopo quattro anni dalla data di immatricolazione, gli automobilisti devono sottoporre la propria vettura alla revisione. Una differenza certamente notevole rispetto a quanto previsto fino a qualche tempo fa, quando il primo controllo scattava dopo dieci anni. Questa scelta è dettata però dalla volontà di garantire una maggiore sicurezza a chi viaggia sulle nostre strade.

I costi sostenuti per la pratica diventano quindi maggiori.

Solo nel 2016, in base ai dati forniti a Quattroruote dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, gli italiani hanno speso 1,1 miliardi di euro in revisioni. Una cifra già di per sé decisamente consistente, ma che non tiene conto di eventuali controlli e verifiche effettuate sul mezzo prima di effettuare la revisione vera e propria.

Se non si vuole incorrere in sanzioni sostenere la procedura è però fondamentale. Lo scorso anno sono state effettuate complessivamente, in Italia, 16.743.341 operazioni. Di queste, 15.799.179 si sono svolte in centri revisione privati, altre 944 mila negli uffici provinciali della Motorizzazione civile. L’importo richiesto è differente a seconda del punto a cui si decida di rivolgersi: 45 euro in Motorizzazione, 66,88 nei centri privati.

Dove finiscono i soldi delle revisioni

L’analisi effettuata dal giornale permette inoltre di capire quale sia la destinazione del denaro speso in revisione. Quasi 711 milioni, è la cifra finita ai circa 8.400 centri autorizzati (in media più di 84 mila euro per ciascun centro). 23,1 milioni sono invece stati destinati a Poste Italiane come corrispettivo dei versamenti postali.

Il resto, come è facile immaginare, è andato a incrementare le casse dello Stato: quasi 161,5 milioni al Ministero dell’Economia sotto forma di imposta sul valore aggiunto (sulla tariffa e sul versamento postale), poco più di 161 milioni al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sotto forma di diritti motorizzazione (il famoso versamento di 10,20 euro sul conto corrente postale 9001).

Revisione auto non fatta: cosa si rischia

La revisione è una pratica obbligatoria per ogni possessore di auto ed è per questo che non sono consentiti ritardi. Chi non lo fa nei tempi prestabiliti incorre in una sanzione amministrativa che va da 169 a 680 euro. L’importo può essere raddoppiato in caso di revisione omessa per più di una volta.

È prevista inoltre la sospensione dalla circolazione fino all’effettuazione della revisione. Se si continua a utilizzare la vettura nonostante la misura, scatta una ulteriore multa che va da 1.959euro  a 7.837 euro, oltre al fermo amministrativo del veicolo per novanta giorni. In caso di reiterazione delle violazioni, scatta anche la confisca amministrativa del veicolo.