andrea iannone in moto

Andrea Iannone ha affrontato ieri un’udienza durata 4 ore presso la Corte Disciplinare Internazionale della FIM, in seguito alla sospensione provvisoria subìta dalla Federazione lo scorso 17 dicembre e dovuta al fatto che è risultato positivo al Drostanolone, uno steroide anabolizzante. La difesa del pilota Aprilia punterebbe tutto sul dimostrare che Iannone sia stato soggetto a contaminazione alimentare e pare che a sostegno di questa tesi ci siano i risultati del test del capello al quale il pilota sarebbe risultato negativo.

Il test del capello

La Corte Disciplinare della FIM si sarebbe concessa ancora 10 giorni di tempo per esprimersi sul caso di Andrea Iannone. Il fatto che il test del capello – relativo all’arco temporale compreso tra settembre 2019 e gennaio 2020 – sia risultato negativo potrebbe essere d’aiuto alla difesa del pilota Aprilia. Per i legali, i bassi quantitativi di Drostanolone riscontrati dalle analisi delle urine sarebbero dunque derivati dalla contaminazione alimentare dovuta al copioso consumo di carne da parte del pilota.

Andrea Iannone avrebbe dunque assunto a sua insaputa dei quantitativi minimi di Drostanolone attraverso la carne, quando si trovava in Asia per il Gp di Sepang.

Iannone resta sospeso

Per ora, Andrea Iannone resta sospeso, come si legge sul comunicato della FIM: “Il sig. Andrea Iannone rimane temporaneamente sospeso ed è quindi vietato partecipare a qualsiasi competizione di motociclismo o ad attività correlate fino a nuovo avviso“. Dunque, la sospensione notificata al pilota di Vasto lo scorso 17 dicembre continua.

Sempre più lontano dai test di Sepang e con la speranza che il caso arrivi a una risoluzione entro l’inizio della stagione 2020, Andrea Iannone e l’Aprilia restano dunque in attesa di scoprire il verdetto. Intanto, solo qualche giorno fa, il CEO Massimo Rivola ha chiarito la posizione dell’Aprilia: “Se dovesse essere fermato per 1-2 anni è chiaro che il rapporto finirebbe. Se invece dovesse prendere una ‘reprimenda’ o tre mesi vorrebbe dire averne riconosciuto l’’innocenza’ pur sanzionato“.

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