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La morte di Fausto Gresini ha scosso inevitabilmente tutto il paddock, il mondo dei motori ed in generale il mondo dello sport. Ci lascia un’istituzione delle due ruote, un mentore per tanti piloti e una personalità che ha fatto la storia, in pista e ai box, degli ultimi 30 anni.

Purtroppo dopo una lotta con il Covid-19 durata quasi due mesi, Gresini non c’è l’ha fatta, privando la MotoGP di qualità e buon cuore che solo lui sapevano portare.

Il nome di Fausto Gresini è legato alla storia delle due ruote sin dal 1982 quando disputò la prima stagione in 125, categoria nella quale militò per tutta la carriera e dove divenne campione del mondo per due volte.

Specialista della piccola cilindrata

Gresini fu uno degli ultimi specialisti delle piccole cilindrate, avendo militato per tutta la carriera in 125, dove ha conquistato due titoli mondiali e 21 GP vinti.

Nel 1985 arrivò il primo iride conquistato ai danni del connazionale Pierpaolo Bianchi. L’anno dopo fu di nuovo lotta tra italiani, con la supremazia questa volta di Luca Cadalora che lo batté per soli 8 punti.

L’anno d’oro fu però il 1987, dove vinse tutte le gare (tranne una) ed entrò nel ristretto novero dei bi-campioni del mondo. Gli anni 90-91 videro Gresini sempre protagonista ma sono ricordati soprattutto per l’epilogo del campionato del 1990 in cui aiutò visibilmente il compagno di squadra Loris Capirossi nella conquista del suo primo dei tre titoli mondiali vinti in seguito. Il 1994 fu l’ultimo anno per il pilota italiano che poi tre anni dopò diede vita al Gresini Racing, team che corre tutt’ora nel motomondiale e che divenne in breve tempo un riferimento in tutte le classi.

Da pilota a Team Manager: la creazione del Gresini Racing

Le capacità di pilota furono trasmesse in toto anche nella gestione di una squadra, tanti furono i piloti che crebbero sotto l’ala del team manager che culminò la sua carriera con tre titoli. Il primo dei quali arrivò nel 2001 con Daijiro Kato, tragicamente scomparso due anni dopo in seguito al purtroppo famoso incidente di Suzuka. Il secondo iride arrivò nel 2010, in Moto2 con Toni Elias, mentre l’ultimo nel 2018 in Moto3 con Jorge Martin.

L’esperienza in MotoGP del Team Gresini Racing è sempre stata di alto profilo; con piloti del calibro di Sete Gibernau, Colin Edwards e Marco Melandri il team ha sempre ottenuto tante soddisfazioni, fino all’ultima parentesi in Aprilia, nella quale Gresini era riuscito a far diventare il team, una squadra ufficiale. Il nome di Fausto Gresini è anche indissolubilmente legato a quello di Marco Simoncelli, deceduto durante la gara della Malesia del 2011 mentre vestiva i colori della suddetta squadra.

Un uomo d’altri tempi, il volto pulito del motomondiale

Quello che può mancherà di Fausto Gresini è la sua umanità, mai nascosta e sempre mostrata nonostante la rivalità in pista e nei box. Un uomo vero che sapeva osservare, senza mai dire nulla fuori posto. Cosi da guadagnarsi la stima e l’affetto di tutto il paddock. Gresini era il simbolo di un motomondiale che forse oggi non c’è più, fatto di bonarietà, sorrisi e motori, il tutto racchiuso in una semplicità che diventava arte ed efficienza nel momento in cui bisognava portare a casa i risultati.

Nel 2010 riprese Marco Melandri quando nessuno era intenzionato a dargli una sella per la stagione, in onore, oltre che del talento del pilota italiano, anche della stagione da vice-campione del mondo del 2005, quando Melandri e Gresini furono gli unici a tentare di opporsi allo strapotere di Valentino Rossi. Con il passaggio di Davide Brivio in F1 e la scomparsa di Gresini, il motomondiale perde due personalità che hanno segnato in positivo (come pochi) le fortune del circus. La lotta estenuante contro il Covid esemplifica il carattere di Gresini, un combattente silenzioso ma tenace. Il motomondiale perde uno dei suoi pilastri.

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Foto in alto: Facebook Lorenzo Gresini